Colto con le dita nel barattolo di vaselina.

4 09 2008

Girovagando per la rete mi sono imbattuta in questa foto.

E’ incredibile, il sacco d’immondizia immortalato mentre indossa la biancheria intima di sua madre è IDENTICO ad un ex conoscente. Ok, questo ha qualche chilo in meno di quella testa di crack, ma non è rilevante. Non può che essere lui.
Sono contenta per D. e spero che stia leggendo queste mie parole d’affetto. Ha finalmente trovato la sua strada! Quel suo irritante atteggiamento da adolescentella mestruata in perenne astinenza da cannabinoidi ed il suo piccolo, innocente vizio di usare il cancro dello zio come alibi per i suoi comportamenti da oligrofrenico sicuramente nascondevano il suo bisogno di uscire allo scoperto. Maledetta società maschilista! Ha persino costretto una canale di scolo come D. ad inibire la propria natura da drag queen.
Dovevo essere più empatica, è colpa mia. A quei tempi, se mi avesse chiesto di schiaffeggiarlo con uno strap-on, avrei esaudito il suo desiderio. Ma ormai è troppo tardi. Come ho fatto a non capirlo prima?!
Eppure gli indizi c’erano tutti, ad esempio fingersi etero uscendo con un nano da giardino identico alla Winehouse ed assillarmi ogni notte con chiamate deliranti circa la propria insoddisfazione, probabilmente per essere passato dalla parte del passivo. Il bruciore in certe regioni doveva essere davvero insopportabile, ma io ero cieca di fronte a quelle sue richieste d’aiuto. Il termine tecnico per la mia cecità era “chiccazzosenefrega”.
Era ora, D.! Sono proprio contenta che tu abbia capito che ti piace la mazza e che non hai bisogno di atteggiarti da sciupafemmine, tanto non ci crede nessuno visto che sei ciò che più si avvicina ad un cinghiale demente strafatto di anfetamine.
Il giorno del tuo compleanno, il 3 ottobre?, riceverai da me il set del perfetto travestito tossicomane. La droga già ce l’hai.
Auguri in anticipo.





Strange place of the month: Francavilla Fontana

25 08 2008

Al contrario di Civitavecchia, catalogata come monnezzosa località del mese nel 2007, Francavilla è un gradevole paese -ma degno di analisi- in provincia di Brindisi, nel cuore del Salento.
Durante il viaggio in treno constato che da Caserta in poi salgono i ragazzi e soprattutto le ragazze più fighe che si possano incontrare in Italia. Peccato per il dialetto, esaltante quanto un piatto di carne avariata con contorno di bigattini.
Ad Ostuni, in cui ci si reca in occasione del concerto di Caparezza, si fa la fila per tutto: per comprare i panzerotti nella rosticceria in piazza, per ordinare una birra visto che il barista che suppongo fosse algerino oppure semplicemente incapace di comprendere l’italiano non sa in che ordine procedere con le richieste degli avventori, e persino per picchiare i punkabbestia che ballano la taranta ed urlano a Caparezza “spacca la chitarra! Spacca la chitarr… bleargh” e vanno di sboccata post panino raccolto da terra. Quando parte “vai a ballare in puglia” si può notare un tale orgoglio nazionalista salentino che se non ci fossero il mio fidanzato ed i Sud Sound System a riequilibrare l’orientamento politico di questa bella gente, penseresti di essere finito in Padania nel bel mezzo di un’orazione borgheziana. Ma senza nebbia e gente che si crede stocazzo a causa di un grave ma divertentissimo senso di inferiorità nei confronti di Roma.
Ma torniamo a Francavilla Fontana.

I COSTUMI: Francavilla Fontana è la capitale della gnocca. Non ho mai visto così tante ragazze esteticamente perfette concentrate in un paesino di 40mila abitanti. Per quanto riguarda i ragazzi, è tutto un tripudio di pantaloni bianchi aderentissimi a tubo e camicie sempre attillate dai colori sgargianti tipo fucsia e violetto che a Francavilla fanno molto chic e da acchiappanza, mentre nel resto d’Italia costituiscono quella che viene comunemente considerata “moda gay”. A Francavilla le correnti pseudoalternative da generazione Myspace non esistono e tutto ciò ha del miracoloso.
Vi sono solo truzzi e fighetti, e la Spurchia.
“Spurchia” significa sfortuna. Lo iettatore di ogni ameno villaggio che si rispetti è detto spurchia. La tipica spurchia è un roito deforme che le poche volte che si accoppia vede il proprio ignaro partner crepare nei modi più dolorosi ed indegni, ma degni di una spurchia.
Si da il caso che la spurchia di Francavilla, portatrice sana di sfiga tangibile, sia passata per ben due volte di fronte alla sottoscritta procurandomi all’istante, con una sola occhiata, un’innocente afta da calo delle difese immunitarie (o nel peggiore dei casi da intolleranza al lattosio) che nel corso del mio soggiorno si è tramutata in una piaga purulenta e dolorosamente devastante all’interno del cavo orale che mi ha costretta al pronto soccorso per una notte.

CURIOSITA’ (possibilmente da evitare): degno di nota è l’unico hotel del paese che per comodità chiameremo Rincoglionito’s. I due anziani dipendenti non capiscono un’emerita minchia di ciò che l’italico interlocutore dice e questo li rende unici ed irritanti. Se dici dodici capiscono sedici e ti tengono per un’ora al telefono a cercare di fargli capire “do-di-ci. Uno-due, dimmi il nome del tuo patrono e lo chiamerò porco!”. Passano un’intera settimana a chiedere se sei tu il quarantenne alcolizzato che ha bisogno della carta igienica. Scassano l’anima al tuo fidanzato se chiede di poter salire in camera tua il tempo di dirti “ciao am… cazzo devo andarmene altrimenti i vecchi salgono e mi picchiano”. E dopo averti lasciata fuori dall’hotel alle 4 di notte perché il portiere si abbiocca puntualmente a mezzanotte ed essersi cibati in proposito un tuo pesante cazziatone, diventi la loro dea ed il water della tua camera diventa più trasparente delle zeppe traslucide di Shauna Sand. Scopro che il portiere di giorno e quello di notte si odiano e tra un cambio di turno e l’altro si scambiano pizzini del tipo “la cliente è incazzata nera! Ben ti sta” e “gnegnegné alla fine non mi ha sgridato più di tanto, vecchio rincoglionito” che leggono di fronte a me malcelando una lotta fratricida in cui uno gode se sgrido l’altro e l’altro minimizza per non dargli soddisfazioni.
MODI DI DIRE: leggenda vuole che alcuni giovani del luogo, ammirando le generose forme di una passante, esclamassero “signorina, dove lo porta quel bel culo?”. La risposta della ragazza non si fece attendere: “al cimitero”.
“E cosa ci va a fare al cimitero?”.
“STA VA’ VISITU LI MEGGHIU MUERTI TUA” (trad. “sta andando a visitare i tuoi morti più affezionati”).
Tipica espressione del luogo è “mena! Ca mò parturesci la matonna!” (trad. “sbrigati. che ora partorisce la madonna”).

GLI USI: il passatempo del luogo, oltre alla sempreverde pratica di scorrazzare a 250 all’ora per viuzze di un metro di larghezza in auto con i finestrini abbassati e la tunz tunz a palla, è la sempiterna arte del fancazzismo. Leggendarie sono le partite a Risiko da 10 ore ciascuna a casa di Peppo. Altresì mitici sono gli alterchi da “mò chiamo i carabbbbignéri” tra i tamarri che cercano di prendere il sole in spiaggia e gli ultratrentenni rompicazzo e le loro fidanzate obese che giocano a pallavolo fallendo miseramente.

LE BELLEZZE: oltre alla sopraccitata gioventù francavillese (già se sali ad Alberobello ci trovi i roiti e la coverband dei Negramaro), notevole è il mare nelle zone limitrofe a Francavilla. Le coste pugliesi non hanno nulla da invidiare alla Costa Smeralda in terra sarda, e la sottoscritta non parla mai per sentito dire.
Inoltre Francavilla vanta un centro storico di tutto rispetto ma il turismo non viene incentivato in nessun modo, anche a causa della presenza dei due portieri dell’hotel Rincoglionito’s sopraccitati e la morte che solitamente sopravviene dopo aver incontrato la spurchia ed aver divorato il consueto chilo di puccia, tamarrissimo paninozzo locale.

Detto questo, vi consiglio di visitare Francavilla se vi piace la figa che parla in un dialetto castrante, amate mangiare pesante e non possedete nulla che possa urtare la sensibilità della spurchia e conseguentemente indurla a macumbarvi.





Sbam!

19 07 2008

Ieri guardavo “notte brava a Las Vegas”.
No, daccapo.
Ieri ero intenta a fissare Cameron Diaz in “notte brava a Las Vegas” e non potevo far altro che notare che una delle poche donne al mondo che stanno da dio con la deviazione al setto nasale ha deciso di diventare una mezza racchia in viso, visto che il nuovo naso è deforme. Se non rimedia a quest’orrore della chirurgia estetica, vado a Hollywood solo per sbatterle una porta sul grugno e farla tornare agli antichi fasti.
Vogliamo ricordarcela così:





Commercio di lacci emostatici glamour NAU

9 07 2008

Trovandomi costretta a frequentare per qualche giorno luoghi di degrado giovanile quali Piazza del Popolo e la facoltà di lettere e filosofia della Sapienza, ho scoperto mio malgrado che il trend dei giovani pancabbestia romani non è più morire di tetano, bensì cingere il proprio collo con i tubi per l’endoscopia, gli Airdrunker.

AIRDRUNKER® sono bracciali e collari assemblati a mano, CUSTOMIZZABILI, costruiti utilizzando materiali speciali di derivazione industriale come poliuretano, poliestere, elastolan, rilsan per i tubi; e polimeri e ottone nichelato per gli attacchi. questo significa assoluta resistenza e durata! con un innovativo sistema di aggancio rapido a pressione e con sgancio tramite i pulsanti all’estremità, ogni attacco è progettato con una resistenza garantita alle condizioni più estreme.
specifiche tecniche: temp.minima: -20°C, max 80°C; pressione massima: 15 bar (1.5 Mpa); costruito in speciale tecnopolimero (attacchi neri) o ottone nichelato (attacchi metallo).
la flessibilità dei tubi invece dipende dalle differenti sezioni.
inoltre gli speciali materiali di costruzione dei tubi sono progettati per resistere alle intemperie, all’acqua salata e alle più impegnative condizioni d’utilizzo, cosicchè i colori nn scoloriranno mai e la flessibilità non perderà mai le sue caratteristiche.
tutti i braccialetti e collari sono antistrappo.
e tutti sono completamente customizzabili scambiando attacchi e tubi di differente colori. questo significa anche che più Airdrunker ® possiedi, più nei puoi creare di differenti tu stesso!!
detto questo dimentica i convenzionali bracciali di plastica scadenti, AIRDRUNKER ®,l’originale, è un nuovo standard di qualità e stile.
DIFFIDATE DALLE IMITAZIONI! ogni Airdrunker ® è unico e firmato a mano lungo il tubo con “airdk” o con l’etichetta all’interno del tubo.
completamente progettati e costruiti in Italia.
divertiti!

Qui però non vedo scritto che la caratteristica essenziale degli Airdrunker è che fanno schifo al cazzo e non ha senso acquistarli se non si è rimastoni che si espongono a temperature da forno e congelatore e/o non si ha il gusto dell’orrido unito al desiderio di tramutarsi in cani solo per poter affermare che gli Airdrunker non sono semplici COLLARI, ma collari stilosi con cui calarsi nel magma ed infilare la testa nella ghiacciaia. La seguente .gif riassume perfettamente il livello medio degli acquirenti di Airdrunker:


ovvero un giochino per oligofrenici. Ero convinta che l’acquisto di questa roba avvenisse solo online, poiché non riuscivo ad immaginare il tizio che ho scrutato ieri con un Airdrunker avviare una conversazione finalizzata all’acquisto del suddetto oggetto inutile, visto che sapeva solo produrre suoni inarticolati ed attaccare l’herpes agli altri esaminandi con la sola forza del suo alito al retrogusto di anfetamine.
Ma mi sbagliavo, esistono luoghi fisici in cui è possibile acquistare tubi fashion originariamente ideati per ficcarli nello stomaco e scoprire se si è intolleranti al glutine.

Ah, dove sono finiti i tempi in cui un tossico si riconosceva solo dalle sue allstars.





De morfosintatticae inutilitate

1 07 2008

Riemergo momentaneamente dalle acque dello Stige per esprimere il mio sdegno riguardo una spinosa questione che affligge da secoli lo studente di psicologia: l’esame mutuato con scienze umanistiche, linguistica generale. lo studente di psicologia, sfogliando il volume di De Mauro, linguistica elementare con esercizi e test di verifica, squote incessantemente il capo pensando tra se e se “non merito di abbassarmi a sostenere un esame di lettere”.
Non me ne vogliano gli amici iscritti a lettere che stanno comunque buttando al cesso la propria esistenza, ma linguistica generale è obiettivamente inutile alla vita umana.
Inoltre l’ingiustificata saccenza dei docenti di lettere si esplica in tutto ciò che toccano: prendiamo il volume “linguistica elementare”.
ELEMENTARE.
Con questo fuorviante titolo tu, professore plurilaureato in fuffa inutilizzabile, stai dando del ritardato a me, lettore che non comprende il motivo per cui all’inizio del paragrafo citi due aspetti della ridondanza fonologica e parti con la spiegazione del secondo, mentre il primo aspetto si perde nelle tue dimenticanze di vecchio stronzo con l’alzheimer pagato per scrivere un volume sul Nulla. La linguistica infatti fonda le sue basi sul nulla, visto che migliaia di particolarità individuali come zeppola ed erre moscia, con abile nonchalance, mandano tranquillamente a puttane secoli di teorie ipotizzate da gente che per evitare di battere il ferro nell’officina dello zio ha creato l’Alcolisti Anonimi della linguistica italiana aka il clan della Crusca.
Ehi, lo sapevate che intonazione si dice anche prosodia???
No??
Fa nulla, sono solo ridondanze per far incazzare la gente.
Gli esercizi di fine capitolo sono finalizzati ad indurre lo studente a rimurginare sulle leggi della fisica che conducono alla combo letale “incollamento della pagina alla mano + mancanza di attrito di quest’ultima alla penna causa sudore palmare derivato da calura da party modaiolo in memoria dei bambini morti con le Superga” -e sappiamo bene cosa si prova nel togliersi le Superga dopo una partita di calcetto a 13 anni.
Ovviamente il tutto condito da suddivisione in morfi, ovvero un’invenzione fottutamente arbitraria di una crew di coglioni che ha deciso che la frase “voglio morire” in realtà racchiude in se tutto un finora giustamente ignorato mondo di lettere che non significano un benemerito cazzo ed impercettibili accentini che l’orecchio umano fortunatamente ignora. Non esiste il Piccolo Popolo del sottobosco, puttane della fonetica.
Bene, per oggi ho terminato, salto nove capitoli e vado a quello sulla sodomizzazione tramite enclitici.





Essere Andrei Chikatilo

18 06 2008


Sono l’unica ad aver notato una certa somiglianza tra Van Basten ed il macellaio di Rostov?





Pausa, ma senza Hag

9 06 2008

La realtà infligge danni incalcolabili alla web-nonvita. Non mi permette di elaborare nulla e conseguentemente questo blog resta desolantemente vuoto. Mi porta a comporre neologismi che terminano con -ino ogni qualvolta il mio ego è appagato dal mio tesoro, mi costringe a passare le mie giornate fuori casa senza poter sfiorare i tasti del mio amato fujitsu-siemens. Odierei la realtà, se mi chiamassi Marileda. Ma andiamo avanti.
Quando la mia distimia avrà fatto il pieno di MultiCentrum e Supradin e riuscirà a riprendere il sopravvento su questa inutile felicità cacciandola come fanno i messicani con gli emo, allora sarà tempo di ricominciare a creare.





Il macellaio (Alba Parietti approved)

18 05 2008

Nell’ormai consueta pagina dei fumetti trovate Sangue Bovino: l’ultimo, drammatico episodio di vita quotidiana della Vostra che, non paga di amarezze e delusioni che da sette mesi a questa parte la perseguitano (quindi ora potete anche smetterla di macumbarmi), cerca l’Amore (ma, a rigor di logica, lo si dovrebbe chiamare “furore orgiastico”) in un luogo che viene altresì considerato insignificante dal resto dell’umanità.
Tutto questo per dirvi gentilmente che, piuttosto che scrivere un post, mi faccio impalare da una gang di nani infojati.





Io odio Juno

12 05 2008

In cima alla pagina dei fumetti trovate l’ultima fatica della sottoscritta: Giùno - HC Revisited.

Starring:
- un’adolescente inespressiva che passerà alla storia per le battute più inutili che siano mai state scritte da una blogger sceneggiatrice
- Jennifer Garner nello stupido ruolo di una donna sterile perché non mangia
- il medico abortista, figura demoniaca che domina gli incubi di Giuliano Ferrara
- il non linkabile blogger Sw4n che muore nell’unica vignetta in cui appare
- una donna rom con annessa folla forconemunita di irosi padani
- un feto pessimista e prematuro

Enjoy.





Love, love, looooove

9 05 2008

Il primo post della versione 2651esima 2.0 (è più fashion così) di questo blog non può che essere dedicato ad una perla -oldissima ma tuttora in voga- di puro hating, uno fulgido esempio di come l’essere umano abbia ancora molto da imparare dal suo antenato più diretto, il rattus norvegicus: Richard Benson ed il suo pubblico in una toccante piéce di spessore altamente drammatico, intriso di mocciolo nella carta igienica e lancio di glabri polli.
Distruggere il proprio sheeessho annientando la propria -già vacillante- dignità.
Richard devi morì, quanto sei dòrce.

Con immutato affetto dall’ultimo lancio di vongole avariate