Al contrario di Civitavecchia, catalogata come monnezzosa località del mese nel 2007, Francavilla è un gradevole paese -ma degno di analisi- in provincia di Brindisi, nel cuore del Salento.
Durante il viaggio in treno constato che da Caserta in poi salgono i ragazzi e soprattutto le ragazze più fighe che si possano incontrare in Italia. Peccato per il dialetto, esaltante quanto un piatto di carne avariata con contorno di bigattini.
Ad Ostuni, in cui ci si reca in occasione del concerto di Caparezza, si fa la fila per tutto: per comprare i panzerotti nella rosticceria in piazza, per ordinare una birra visto che il barista che suppongo fosse algerino oppure semplicemente incapace di comprendere l’italiano non sa in che ordine procedere con le richieste degli avventori, e persino per picchiare i punkabbestia che ballano la taranta ed urlano a Caparezza “spacca la chitarra! Spacca la chitarr… bleargh” e vanno di sboccata post panino raccolto da terra. Quando parte “vai a ballare in puglia” si può notare un tale orgoglio nazionalista salentino che se non ci fossero il mio fidanzato ed i Sud Sound System a riequilibrare l’orientamento politico di questa bella gente, penseresti di essere finito in Padania nel bel mezzo di un’orazione borgheziana. Ma senza nebbia e gente che si crede stocazzo a causa di un grave ma divertentissimo senso di inferiorità nei confronti di Roma.
Ma torniamo a Francavilla Fontana.
I COSTUMI: Francavilla Fontana è la capitale della gnocca. Non ho mai visto così tante ragazze esteticamente perfette concentrate in un paesino di 40mila abitanti. Per quanto riguarda i ragazzi, è tutto un tripudio di pantaloni bianchi aderentissimi a tubo e camicie sempre attillate dai colori sgargianti tipo fucsia e violetto che a Francavilla fanno molto chic e da acchiappanza, mentre nel resto d’Italia costituiscono quella che viene comunemente considerata “moda gay”. A Francavilla le correnti pseudoalternative da generazione Myspace non esistono e tutto ciò ha del miracoloso.
Vi sono solo truzzi e fighetti, e la Spurchia.
“Spurchia” significa sfortuna. Lo iettatore di ogni ameno villaggio che si rispetti è detto spurchia. La tipica spurchia è un roito deforme che le poche volte che si accoppia vede il proprio ignaro partner crepare nei modi più dolorosi ed indegni, ma degni di una spurchia.
Si da il caso che la spurchia di Francavilla, portatrice sana di sfiga tangibile, sia passata per ben due volte di fronte alla sottoscritta procurandomi all’istante, con una sola occhiata, un’innocente afta da calo delle difese immunitarie (o nel peggiore dei casi da intolleranza al lattosio) che nel corso del mio soggiorno si è tramutata in una piaga purulenta e dolorosamente devastante all’interno del cavo orale che mi ha costretta al pronto soccorso per una notte.
CURIOSITA’ (possibilmente da evitare): degno di nota è l’unico hotel del paese che per comodità chiameremo Rincoglionito’s. I due anziani dipendenti non capiscono un’emerita minchia di ciò che l’italico interlocutore dice e questo li rende unici ed irritanti. Se dici dodici capiscono sedici e ti tengono per un’ora al telefono a cercare di fargli capire “do-di-ci. Uno-due, dimmi il nome del tuo patrono e lo chiamerò porco!”. Passano un’intera settimana a chiedere se sei tu il quarantenne alcolizzato che ha bisogno della carta igienica. Scassano l’anima al tuo fidanzato se chiede di poter salire in camera tua il tempo di dirti “ciao am… cazzo devo andarmene altrimenti i vecchi salgono e mi picchiano”. E dopo averti lasciata fuori dall’hotel alle 4 di notte perché il portiere si abbiocca puntualmente a mezzanotte ed essersi cibati in proposito un tuo pesante cazziatone, diventi la loro dea ed il water della tua camera diventa più trasparente delle zeppe traslucide di Shauna Sand. Scopro che il portiere di giorno e quello di notte si odiano e tra un cambio di turno e l’altro si scambiano pizzini del tipo “la cliente è incazzata nera! Ben ti sta” e “gnegnegné alla fine non mi ha sgridato più di tanto, vecchio rincoglionito” che leggono di fronte a me malcelando una lotta fratricida in cui uno gode se sgrido l’altro e l’altro minimizza per non dargli soddisfazioni.
MODI DI DIRE: leggenda vuole che alcuni giovani del luogo, ammirando le generose forme di una passante, esclamassero “signorina, dove lo porta quel bel culo?”. La risposta della ragazza non si fece attendere: “al cimitero”.
“E cosa ci va a fare al cimitero?”.
“STA VA’ VISITU LI MEGGHIU MUERTI TUA” (trad. “sta andando a visitare i tuoi morti più affezionati”).
Tipica espressione del luogo è “mena! Ca mò parturesci la matonna!” (trad. “sbrigati. che ora partorisce la madonna”).
GLI USI: il passatempo del luogo, oltre alla sempreverde pratica di scorrazzare a 250 all’ora per viuzze di un metro di larghezza in auto con i finestrini abbassati e la tunz tunz a palla, è la sempiterna arte del fancazzismo. Leggendarie sono le partite a Risiko da 10 ore ciascuna a casa di Peppo. Altresì mitici sono gli alterchi da “mò chiamo i carabbbbignéri” tra i tamarri che cercano di prendere il sole in spiaggia e gli ultratrentenni rompicazzo e le loro fidanzate obese che giocano a pallavolo fallendo miseramente.
LE BELLEZZE: oltre alla sopraccitata gioventù francavillese (già se sali ad Alberobello ci trovi i roiti e la coverband dei Negramaro), notevole è il mare nelle zone limitrofe a Francavilla. Le coste pugliesi non hanno nulla da invidiare alla Costa Smeralda in terra sarda, e la sottoscritta non parla mai per sentito dire.
Inoltre Francavilla vanta un centro storico di tutto rispetto ma il turismo non viene incentivato in nessun modo, anche a causa della presenza dei due portieri dell’hotel Rincoglionito’s sopraccitati e la morte che solitamente sopravviene dopo aver incontrato la spurchia ed aver divorato il consueto chilo di puccia, tamarrissimo paninozzo locale.
Detto questo, vi consiglio di visitare Francavilla se vi piace la figa che parla in un dialetto castrante, amate mangiare pesante e non possedete nulla che possa urtare la sensibilità della spurchia e conseguentemente indurla a macumbarvi.
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